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Sito Web della "Chirurgia Non Ablativa
Chirurgia non Ablativa, la nuova branca della Medicina e della Chirurgia Estetica ideata, sviluppata e ogni giorno perfezionata dal prof. Giorgio Fippi.
Perfezionata grazie alla evoluzione tecnologica al fine di evitare i rischi e le complicanze connessi agli interventi condotti con le tecniche tradizionali o con apparecchi obsoleti.
La Chirurgia nano ablativa ha come obiettivo quello di evitare di incidere o tagliare la cute, evitare anestesie con ago e siringa, evitare punti di sutura, evitare l'uso di cerotti e ridurre al minimo il disagio del paziente e il rischio professionale del chirurgo.
Interventi fino ad oggi impensabili senza ricorrere alla sala operatoria e alla chirurgia (blefaroplastica, lifting, asportazione di neoformazioni) sono oggi possibili grazie alla Chirurgia nano Ablativa con le tecniche del prof Fippi.perfezionata dal prof. Giorgio Fippi.
Perfezionata grazie alla evoluzione tecnologica al fine di evitare i rischi e le complicanze connessi agli interventi condotti con le tecniche tradizionali o con apparecchi obsoleti.
La Chirurgia nano ablativa ha come obiettivo quello di evitare di incidere o tagliare la cute, evitare anestesie con ago e siringa, evitare punti di sutura, evitare l'uso di cerotti e ridurre al minimo il disagio del paziente e il rischio professionale del chirurgo.
Interventi fino ad oggi impensabili senza ricorrere alla sala operatoria e alla chirurgia (blefaroplastica, lifting, asportazione di neoformazioni) sono oggi possibili grazie alla Chirurgia non Ablativa con le tecniche del prof Fippi.

Chirurgia non Ablativa è l’Ossimoro depositato come Marchio presso la Camera di Commercio di Roma per tutelare la proprietà intellettuale del dott. Giorgio Fippi.
Nasce nel 1984 dall’intuizione scaturita durante la progettazione di uno strumento in grado di superare i limiti dei Laser e dei Radiobisturi nel trattare inestetismi e lesioni della pelle.

Infatti il laser utilizza la luce per scaldare, necrotizzare o sublimare i tessuti.

Il suo fascio di emissione presenta una coerenza spazio-temporale che lo distingue dalle altre sorgenti luminose.

Con il Laser si eseguono interventi di altissima precisione una volta impensabili, ma dobbiamo sempre tener presente che, come per la luce, il fascio del Laser può essere trasmesso, diffuso diffratto, riflesso e assorbito, elevando la temperatura dei tessuti su cui è impiegato.

Per superare il problema della diffusione di parte dell’energia del fascio laser nei tessuti circostanti, a causa della perdita di coerenza spaziale durante il passaggio ambiente-cute, ho progettato il primo strumento in grado di emettere fasci di elettroni convogliati che non seguono le leggi fisiche della luce.

Questo strumento denominato FELC (flussi di elettroni convogliati), creando una combustione parcellare dei tessuti sulla superficie cutanea, non causa danni a livello dermico: infatti dal 1999 sono state effettuate ricerche con esami istologici in ambito universitario e i risultati pubblicati a livello internazionale (vedi bibliografia).

Perfezionandolo sono riuscito a ottenere risultati straordinari per trattare inestetismi e lesioni della pelle riuscendo a superare le limitazioni di altri strumenti precedentemente utilizzati per questi tipi di interventi, come ad esempio la necessità che il puntale dei radiobisturi debba avere un buon contatto elettrico punta-tessuto.

A livello epidermico dobbiamo considerare lo strato corneo, le eventuali  lesioni discheratosiche, la presenza di creme e la secchezza cutanea, fattori questi che limitano l’utilizzo del radiobisturi in quanto offrono una resistenza elettrica elevata.

Parlare del Plexer…

Dal 1990 ho progettato e perfezionato vari strumenti in grado di migliorare l’efficacia di azione rispetto al primo FELC e al primo Plexer, riuscendo a superare la limitazione dovuta a una resistenza elettrica elevata e alle leggi fisiche tipiche dei laser.

I limiti dei radiobisturi e dei laser si possono superare con la combustione e la sublimazione dei tessuti ottenute con nuovi apparecchi da me ideati.

La combustione e la sublimazione si possono certamente ottenere anche con gli scintillatori e i folgoratori ma con  rischi connessi al passaggio di cariche elettriche in strutture anatomiche dove si creerebbero gravi danni poiché la corrente elettrica segue il percorso minore tra elettrodo di massa e il puntale di questi dispositivi.

Attualmente la disponibilità di quattro nuovi  strumenti (Felc anodico e catodico, PLED, Plexer catodico progressivo), senza cavi e senza massa-paziente, basati su flussi di elettroni e protoni prodotti da manipoli consente di trattare, bruciare e sublimare i tessuti mediante plasma (gas ionizzati dell’aria).

Questi, oltre a generare flussi di elettroni convogliati usati per la combustione, sono in grado di produrre plasma catodico per sublimare, allontanare o veicolare ioni negativi e plasma anodico per sublimare, allontanare o veicolare ioni positivi, affiancati tutti e quattro da altri apparecchi wireless a emissione di radiofrequenza vobbulata per i classici interventi vascolari e di microchirurgia estetica.

Naturalmente tutti questi strumenti sono privi di cavi per evitare elettrodi di massa e correnti parassite; sono sterilizzabili per immersione in liquidi idonei e ricaricabili su un caricatore per induzione.

Mi pare utile ricordare che per intervenire sugli inestetismi e sulle patologie cutanee, si utilizzano fondamentalmente tre forme di energia: luminosa, elettromagnetica ed elettrica.


L’energia luminosa utilizza fotoni per aumentare la temperatura dei tessuti da trattare o da distruggere.  

Il principale strumento rappresentante di questa categoria, è il Laser.
L.A.S.E.R. è l’acronimo di Light Amplification by Stimulated Emission of Radiation.
Il laser è caratterizzato dal fatto di emettere un fascio di fotoni, che presentano una coerenza spaziale (sono tutti paralleli tra loro) ed una coerenza temporale (presentano la stessa frequenza di emissione).
Esistono vari tipi di Laser ma per semplicità possiamo dividerli in due grandi gruppi: i Laser a emissione nello spettro del visibile e quelli ad emissione nel campo dell’infrarosso.
Ciascun tipo di laser presenta un colore di emissione del suo fascio (frequenza espressa in nanometri) ed un colore complementare su cui agisce.
Un esempio per tutti, è il laser ad Argon che emette un fascio di luce verde che essendo complementare al rosso, è assorbito dall’emoglobina del globulo rosso, permettendo di coagulare dei piccoli capillari senza intaccare la cute soprastante.
I laser che operano nel campo del visibile, per operare su tessuti o lesioni di colore diverso dal complementare costringono l’operatore a utilizzare un cromoforo.
 Nella tabella sono rappresentati i nomi dei principali tipi di Laser utilizzati in Medicina e Chirurgia.
Il colore dei caratteri che compongono il loro nome, corrisponde al colore del fascio L.A.S.E.R. emesso, mentre lo sfondo rappresenta il colore complementare su cui agiscono. Le cifre si riferiscono alla lunghezza d’onda espressa in nanometri.
I nomi dei Laser. scritti in bianco rappresentano quelli ad emissione nel campo dell’infrarosso (Alessandrite, CO2, Diodico, Erbium, Neodimio Yag). Essi agiscono principalmente su tessuti ricchi di acqua.
Con i Laser si possono ottenere dei risultati eccellenti a patto di non volerli utilizzare per ogni tipologia di intervento o trattare tessuti non idonei alla lunghezza d’onda di emissione.

Attenzione: con un solo tipo di Laser non si possono trattare tutti i tipi di patologie e inestetismi.

Il Laser per eccellenza è quello ad  Eccimeri a femtosecondi con il quale si eseguono interventi di altissima precisione una volta impensabili.

Pur tuttavia, l’utilizzo del laser ad esempio per asportare tatuaggi comporta il rischio molto frequente di esiti di aree depigmentate dovute al fatto di "cuocere" oltre al pigmento anche i melanociti che avrebbero dovuto far ripigmentare l'epidermide in modo fisiologico e che invece sono stati eliminati prima del pigmento.

Questo effetto è definito "Ghost", il fantasma del tatuaggio trattato con il laser, dove resta l'immagine del tatuaggio in bianco sulla stessa parte. Inoltre i tatuaggi policromi, bianchi e i nuovi pigmenti metallici color oro, argento e cromo sono impossibili da trattare con qualsiasi laser a causa della riflessione del raggio luminoso da parte del pigmento. In questi casi i risultati ottenibili con Felc e Plexer sono eccellenti in quanto combustione e sublimazione sono indipendenti dai colori dei tessuti su cui agiscono.

Gli strumenti che utilizzano l’energia elettromagnetica della radiofrequenza derivano dai vecchi, superati e poco maneggevoli "scintillatori e folgoratori".

L’energia Elettromagnetica è utilizzata nel Radio bisturi (Elettrobisturi e diatermocauterio) che si utilizza per quelle lesioni che presentano una buona conducibilità elettrica (bassa resistenza) e facili da raggiungere meccanicamente.
L’incremento termico nei tessuti trattati con la radiofrequenza dipende essenzialmente da cinque fattori: la tensione utilizzata, la durata degli impulsi, la superficie di contatto tra elettrodo e cute, la resistenza elettrica presentata dai tessuti, la dissipazione termica del tessuto.

Per comprendere meglio questi fattori li analizzeremo uno per uno.
Il primo fattore da considerare è la tensione intesa come differenza di potenziale sul puntale del radio bisturi: all’aumentare della tensione, aumenta la corrente elettrica che scorre nei tessuti e aumenta la quantità di calore ceduta al tessuto.
Il secondo fattore è il tempo medio degli impulsi: se aumenta il tempo di erogazione di una qualsiasi forma di energia su un tessuto, aumenta anche la quantità di calore ceduta.
Oggi le apparecchiature in nostro possesso, sono molto sofisticate siano esse laser, radio bisturi o F.EL.C. e con esse possiamo programmare: la durata del singolo impulso, la durata del treno di impulsi, la potenza erogata, e quindi cedere una determinata quantità di calore che provocherà un incremento termico tale da coinvolgere in modo selettivo e calibrato i tessuti circostanti.
Il terzo fattore è la superficie di contatto: a parità di potenza, se si utilizza un puntale di calibro minore (radio bisturi), o uno spot di emissione più piccolo (laser), l’incremento termico nel punto di contatto sarà maggiore.

Un esempio meccanico di questo principio è rappresentato dalla puntina da disegno o da una lente d’ingrandimento che convoglia la luce solare in un piccolo punto dotato di tutta l’energia della superficie della lente.
Quarto fattore è  la reattanza del tessuto, cioè la resistenza che esso offre al passaggio di una corrente alternata.
Lesioni discheratosiche, corneificate sulla superficie, o seborroiche, presentano una resistenza elettrica elevata al passaggio della corrente: in questi casi il radio bisturi, per compensare il minor passaggio di corrente deve utilizzare potenze tanto elevate da non consentire un adeguato controllo sui tessuti circostanti le lesioni.
In questi casi, il medico tende ad aggredire la lesione dal lato, dove, trovando dei tessuti sani, anche la conducibilità elettrica risulta nella norma.

Così facendo, però, causerà degli avvallamenti intorno alla superficie di taglio, con una cicatrice antiestetica anche per le discromie dovute all’eccessivo approfondimento nei tessuti con interessamento dei melanociti.
Con il Laser, invece, dovremmo fare i conti con lo scarso contenuto di acqua di queste lesioni  (Laser a infrarosso) o con lo scarso coefficiente di assorbimento fotonico dovuto alla riflessione della luce ad opera delle squame cornee della lesione ed alla mancanza di complementarietà di colore.

Si potrebbe ricorrere all’utilizzo di un cromoforo per colorare la lesione da operare  con un colore complementare a quello del laser utilizzato: la lesione sarà bruciata dal pigmento usato per colorarla e non dal laser.

Il laser infatti scalda il cromoforo (pigmento) che a sua volta creerà il danno termico al tessuto. Inoltre si avranno esiti imprevedibili per quanto riguarda il perfetto livellamento della cute sana sottostante la lesione.
Ultimo fattore importante da valutare prima di ogni intervento è la dissipazione termica che presenta il tessuto da operare ed il contesto dei tessuti circostanti.
Ricordiamo che un tessuto discheratosico tipo un tiloma, conduce male sia la corrente elettrica sia il calore, comportandosi come un pezzo di legno sul quale si appoggi una sfera arroventata.



La  Chirurgia Nano Ablativa permette il superamento di tutti gli ostacoli dovuti alla maggior resistenza dei tessuti, che limitano l’uso dei radio bisturi, e le problematiche del laser dovute alla diffusione e diffrazione della luce nel derma.

La metodica è validata da numerose pubblicazioni dello stesso ideatore e da quelle degli altri medici, ricercatori in importanti Università, che hanno pubblicato in Italia e all'estero ricerche comparative suffragate da esami istologici e clinici. (vedi bibliografia)
Agli inizi degli anni 2000 era impensabile poter effettuare interventi di blefaroplastica o di lifting cutaneo senza ricorrere alla chirurgia tradizionale: nel 2001 ho portato alla classe medica tutte le mie ricerche e i miei studi iniziati dal 1984 finalizzati a rendere più semplici e non chirurgiche le tecniche dermatologiche.

La vera innovazione è stata quella di rendere sempre più sicuri gli interventi eliminando totalmente la necessità di incidere i tessuti o utilizzare apparecchi (laser e radio bisturi) che in mani poco esperte possono essere causa di danni.

Esaminiamo i motivi che mi hanno convinto a cercare una soluzione: gli apparecchi che utilizzano energia elettromagnetica, in base alla frequenza di emissione di queste radioonde sono classificati in modo diverso.
Per Elettrobisturi si intende un apparecchio che eroga radiofrequenza fino a 600 kilohertz, per Diatermocauterio si intende un apparecchio che eroga radiofrequenza comprese tra 600 e 1500 chilohertz mentre per Radiobisturi si intende un apparecchio che eroga radiofrequenza oltre 1500 chilohertz.
Oggi si utilizzano Radiobisturi con frequenze fino a sei megahertz,  programmabili in tutti i parametri con un sistema open source di programmazione (quindi non preimpostati) permettendo all’operatore di spaziare su una vasta gamma di interventi.
Per verificare il ruolo della frequenza di emissione di un radiobisturi, ho ideato un esperimento dimostrativo, inserendo un puntale costituito da un ago da 32 gauges  lungo cinque centimetri connesso al Radiobisturi, in una vaschetta contenente chiara d’uovo.

I sei fotogrammi della foto sotto, sono stati scattati durante una mia lezione di "Chirurgia Ambulatoriale Pratica" nel 1998.

Con una radiofrequenza di 600 kilohertz vedremo punti di coagulazione diffusi, mentre la chiara d’uovo coagulerà in modo omogeneo per tutta la lunghezza dell’ago ed in particolare nel punto di penetrazione (figura in alto a destra).

Sempre con la stessa frequenza, se con una punta sferica da 2 mm trattiamo una neoformazione superficiale con 40 watt per 10 mSec, vedremo che la parte trattata assumerà l’aspetto di una ustione di primo grado sanguinante (figura in basso a destra).
Con una radiofrequenza di 1150 chilohertz vedremo tutto il campo privo dei punti di coagulazione diffusi rispetto ai 600 KHz, mentre la chiara d’uovo coagulerà in modo omogeneo per tutta la lunghezza dell’ago leggermente meno nel punto di penetrazione (figura al centro in alto).
In un intervento con la stessa frequenza di una neoformazione superficiale, sempre con una punta sferica da 2mm, con 40 watt per 10 mSec, vedremo che la parte trattata assumerà sempre l’aspetto di una ustione di primo grado ma in questo caso non sanguinante (figura al centro in basso).
Con una radiofrequenza di 1950 KHz vedremo la chiara d’uovo pulita in tutto il campo mentre la coagulazione intorno all’ago avverrà con un aspetto a mazza da baseball con un minimo coinvolgimento del punto di penetrazione (figura a sn in alto).
Sulla solita neoformazione superficiale, sempre con una punta sferica da 2mm e con 40 watt per 10 mSec e con 1950 KHz, vedremo che la parte trattata assumerà ora l’aspetto di una crosta non sanguinante e con scarso, se pur presente, coinvolgimento dei tessuti circostanti (figura a sinistra in basso).
Per ovviare ai limiti di queste apparecchiature ho progettato e  sperimentato strumenti elettromedicali che utilizzano flussi di elettroni convogliati, microplasma concentrato e flussi di elettroni e protoni per un plasma catodico e anodico in grado effettuare interventi in modo totalmente innovativo,  riuscendo a creare oggetti utili alla mia professione di Medico-Chirurgo.

Ho già accennato al F.EL.C. acronimo di Flusso di Elettroni Convogliati, che utilizza solo elettroni con bassissima energia per ottenere gli stessi risultati di un laser o di un radio bisturi molto potenti.
Nasce dall’esigenza di intervenire su tessuti che conducono male elettricamente e che come già visto, presentano delle difficoltà per il radio bisturi e inoltre essendo poveri di acqua o non pigmentati, presenterebbero delle difficoltà anche per il laser.
La radiofrequenza del radio bisturi, come anche la luce o i fotoni del laser, può essere assorbita, riflessa, diffusa, diffratta o trasmessa, mentre la corrente elettrica del F.EL.C. può solo essere condotta.

Questa differenza sostanziale spiega i differenti risultati che si ottengono utilizzando l’una o l’altra forma di energia.

Una prima pubblicazione sulle strumentazioni utilizzate e progettate dal 1984 dal prof. Giorgio Fippi (F.EL.C.) è stata fatta all'Università di Chieti dal Prof. Antonio Scarano nel 2004 dove sono state fatte delle comparazioni tra laser, radio bisturi e il FELC, dimostrando che con quest'ultimo strumento non si danneggiava il derma. Citare pubblicazione…
Sono state discusse numerose tesi a Master Universitari Nazionali e Internazionali di secondo livello sulla Chirurgia non Ablativa, da medici che hanno presentato una esaustiva casistica clinica applicando il “Metodo Fippi” .
La "Chirurgia Nano Ablativa", evoluzione dell’iniziale Chirurgia non Ablativa è nata per definire una tecnica non invasiva e di semplice attuazione, priva di complicanze a patto che chi la esegue sia preparato e non stravolga il “Metodo Fippi”. Proprio seguendo tale metodo sarà possibile trattare la maggior parte degli inestetismi e delle patologie cutanee, minimizzando costi, rischi e complicanze sia per il Paziente che per l’Operatore.


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Metodo Fippi

Chirurgia Micro Ablativa

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