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CHIRURGIA NANO ABLATIVA

La Chirurgia NANO Ablativa nasce nel 1989 da una intuizione innovativa del dottor Giorgio Fippi, dettata dall’esigeza di intervenire su alcune patologie cutanee e inestetismi, senza ricorrere a tecniche cruente; evitare di dover eseguire gli interventi solo in strutture sanitarie adeguate dato il rischio connesso                  


Trattamento dell’Acne in fase Attiva.


Una tecnica non invasiva per trattare l’acne attiva senza utilizzare farmaci.


Premesse


La Chirurgia Nano Ablativa è una tecnica Medico Chirurgica in grado di ottenere risultati molto validi dal punto di vista funzionale e in alcuni casi superiori a quelli della Chirurgia tradizionale. 


Il termine Chirurgia  letteralmente significa “operare con le mani” ovviamente mediante strumenti adeguati ed è sempre stata cruenta.


La chirurgia nano ablativa invece è volta a semplificare  gli interventi di chirurgia tradizionale, sia in campo dermatologico sia in campo estetico operando in modo incruento senza incidere i tessuti e senza ricorrere a iniezioni di anestetico o a punti di sutura.


La Chirurgia Nano Ablativa e le apparecchiature idonee a praticarla sono frutto di un lungo studio in continua evoluzione da quando fu concepita per la prima volta.

                                                                                                                           

Abstract


Il problema dei pazienti affetti da vari tipi di acne, è stato affrontato in modo totalmente diverso dal tradizionale, viste le ricadute che si ripresentano alla sospensione della terapia farmacologica sia topica che sistemica.


L’idea, è venuta dall'osservazione della comparsa, sempre nello stesso punto del viso, di un foruncolo "sentinella“  in alcune pazienti pochi giorni prima del ciclo.


Per verificare se l'idea che stava prendendo corpo, fosse corretta, è stato chiesto a tutte le pazienti affette da "foruncolo sentinella" di sottoporsi al trattamento del dotto pilosebaceo sospettato di essere la causa del problema.

I risultati confermarono l’ipotesi.


Infatti, nei mesi successivi, le stesse pazienti riferivano la totale scomparsa, nella zona trattata, di qualsiasi manifestazione acneica nel periodo premestruale.


Successivamente, questo trattamento è stato applicato a tutti i pazienti affetti da alcuni tipi di acne, sia maschi che femmine, controllando i risultati clinici, confrontando le foto digitali seriate nel tempo, con la foto iniziale sfruttando la sovrapposizione per trasparenza delle foto utilizzando punti di repere.


Naturalmente è stato sospeso qualsiasi trattamento sia cosmetico sia farmacologico al fine di evitare falsi positivi.

Anche in questo caso i risultati hanno confermato l’ipotesi.

Infatti, anche se i pazienti nelle sedute successive presentavano ancora delle formazioni acneiche, queste non si sviluppavano mai sulle aree trattate in precedenza.

Il risultato è stato entusiasmante, oltre che per i notevoli risultati ottenuti, anche per il risvolto psicologico delle persone trattate.


Con questa tecnica si possono trattare sia i comedoni aperti che chiusi, effettuando una vera e propria plastica del follicolo pilosebaceo deformato dal processo acneico.


Se il dotto del follicolo pilifero della ghiandola sebacea si ostruisce a causa di una eccessiva cheratinizzazione, il sebo, non potendo uscire, ristagna dando luogo a delle microcisti che possono infiammarsi o infettarsi.


L’assunzione di particolari alimenti, la ritenzione idrica premestruale, la variazione idrosalina del sudore e del sebo indotta da stress psichici o fisici, l’utilizzo di cosmetici ad effetto occlusivo, aggravano il quadro clinico favorendo la formazione delle pustole acneiche.


Per risolvere il problema dovremo trattare lo sbocco di ciascun follicolo malato.


Per ottenere il massimo risultato, bisogna sfiorare il tessuto, evitando il contatto con la parte, per consentire la formazione del plasma (gas ionizzati) che provocherà la sublimazione dello strato corneo superficiale senza coinvolgere i tessuti sottostanti.


Per eliminare definitivamente la possibile formazione di nuovi comedoni dovremo bonificare tutta la zona in cui si formano le pustole acneiche.


Le microcisti sebacee, i milia e i comedoni dovranno essere trattati solo facendo sublimare la membrana soprastante la raccolta di sebo mentre, le pustole attive, dovranno essere trattate allo stesso modo, ma intervenendo solo sulla corona circolare virtuale che delimita la parte gialla della pustola, dall’area arrossata circostante.


Così facendo saremo sicuri di aver eliminato il danno anatomico del dotto pilosebaceo alterato che continuando a trattenere il sebo e lasciando evaporare la parte acquosa del sudore prodotto, realizza quella raccolta di materiale  che, se successivamente colonizzata, forma la pustola acneica.


Introduzione


L'acne volgare è una delle patologie dermatologiche più comuni.


Nella patogenesi dell'acne giocano un ruolo importante 4 fattori: l’ipercheratnizzazione infundibolare, l’ipersecrezione sebacea, il Propionibacterium Acnes e l’infiammazione.


Nelle fasi iniziali giocano un ruolo prioritario sia l'ipercheratosi infundibolare sia l'ipersecrezione sebacea, sotto l’influenza di stimoli ormonali.


La maggior parte degli individui che ha sofferto di acne durante il periodo puberale guarisce spontaneamente.


In alcuni casi la patologia prosegue anche durante la quarta decade o potrebbe accompagnare il paziente per tutta la vita.


E' una patologia tipica delle aree cutanee dove maggiore è la concentrazione di ghiandole sebacee; le caratteristiche principali sono la seborrea, la formazione di comedoni, le pustole e le papule infiammatorie e gli esiti cicatriziali.


La distribuzione cutanea delle ghiandole sebacee è molto variabile.


Esse sono generalmente associate ai follicoli piliferi.


Vi sono tre tipi di follicoli piliferi cui corrispondono differenti ghiandole sebacee

. follicolo pilifero terminale: peli grossi e spessi con grandi ghiandole sebacee

. follicolo pilifero vello: peli sottili con piccole ghiandole sebacee

. follicolo pilifero sebaceo: peli di media grandezza associati a grandi ghiandole sebacee.           


Il follicolo sebaceo si compone di quattro parti fondamentali:

1- l'infundibolo follicolare cheratinizzato,

2- il pelo,

3- la ghiandola sebacea

4- il dotto sebaceo che mette in comunicazione la ghiandola con l'infundibolo.

Le ghiandole sebacee sono di grandi dimensioni, con molte circonvoluzioni ed un aspetto che ricorda molto quello di un cavolfiore.


Esse sono deputate alla secrezione di sebo, che viene riversato, attraverso il dotto sebaceo, nel canale follicolare e quindi sulla superficie cutanea.


La secrezione sebacea è di tipo olocrino; questo significa che le cellule delle ghiandole sebacee, migrando dalla periferia verso il centro della ghiandola, si disgregano rilasciando il sebo.


Il turnover è di circa 14 giorni. Il flusso del sebo è abbastanza continuo; la consistenza fluida permette al sebo di scorrere liberamente dal dotto verso il follicolo fino alla superficie cutanea.


Numerosi fattori interagiscono nello sviluppo dell'acne.


Essi includono:


1- fattori genetici

2- produzione di sebo

3- ormoni e batteri

4-le caratteristiche del follicolo sebaceo.


I fattori immunologici rivestono probabilmente un ruolo secondario.


La predisposizione all'acne è chiaramente ereditaria ma non è ancora stato identificato un modello esatto di trasmissione (meiopragia follicolare?).


E' possibile evidenziare in quasi tutti i pazienti acneici, un aumento della produzione di sebo. I pazienti acneici presentano ghiandole sebacee più grandi e producono più sebo rispetto ai pazienti con cute normale.


Malgrado ciò l'aumento di sebo non è necessario né sufficiente a spiegare l'insorgere della patologia.


D'altro canto l'utilizzo di sostanze che bloccano la produzione di sebo determina un miglioramento transitorio della patologia.


Il primo segno tangibile dell'acne è l'aumento della produzione e dell'accumulo di corneociti a livello dell'acroinfundibolo.


Le cellule cheratinizzate non vengono eliminate con la normale desquamazione ma si ammassano, con formazione del microcomedone.


I comedoni sono quindi il risultato della proliferazione follicolare e della ritenzione ipercheratosica.


L'evento patogenetico iniziale non è ancora stato chiarito.

Il flusso di sebo non risulta bloccato, ma anzi aumentato e ciò potrebbe essere la causa della formazione dei comedoni.

Il processo di cheratinizzazione della cute e dei follicoli piliferi è complesso; esso dipende principalmente dalla scomparsa dei legami tra i cheratinociti (desmosomi), e dalla formazione di un cemento lipidico intracellulare che si origina sia dai cheratinociti sia dai lipidi cellulari.


Probabilmente il rapido flusso del sebo determina una diluizione dei lipidi presenti nel follicolo, con riduzione dei livelli di colesterolo, ceramidi ed acido linoleico e conseguente disordine della cheratinizzazione.


Inoltre i difetti della cheratinizzazione follicolare provocano un aumento della permeabilità della parete del follicolo; tutto ciò permette ai fluidi ed alle cellule infiammatorie di passare più facilmente ed a Propiniobacterium acnes di proliferare più rapidamente.


Centinaia di cheratinociti si dispongono uno sopra l'altro, come negli strati della cipolla e gli spazi tra le cellule vengono saturati con lipidi; questo conduce alla produzione del comedone, la lesione principale dell'acne.


L'infrainfundibolo dei pazienti acneici risponde più rapidamente ad una varietà di stimoli fisiologici ed esogeni rispetto a quello di pazienti privi di acne.


I pazienti mostrano un aumento della reattività verso Propinioniobacterium acnes come si evince dalla presenza di livelli elevati di anticorpi e da una più marcata risposta la prick test.


Le lesioni acneiche si dividono in lesioni primarie non infiammatorie, lesioni secondarie infiammatorie e cicatrici post-infiammatorie.


Anche se le cisti acneiche, i comedoni fissurati e le cicatrici non appaiono clinicamente infiammate, attraverso la valutazione istologica è possibile mettere in evidenza i segni caratteristici dell'infiammazione cronica.


Lesioni primarie non infiammatorie:


-microcomedone: si presenta come un tappo situato a livello dell'infrainfundibolo.

La proliferazione e la ritenzione ipercheratosica sono responsabili della formazione di uno strato di corneociti oltremodo compatto che determina una ostruzione del follicolo

-comedone chiuso(punto bianco): con l'accumulo dei corneociti il tappo diventa più completo, l'infrainfundibolo si riempie di materiale biancastro, mentre l'acroinfundibolo rimane strettamente chiuso.

-comedone aperto (punto nero): si sviluppa a partire da un comedone chiuso.


Anche in questo caso l'acroinfundibolo risulta essere dilatato da un tappo di maggiori dimensioni e molto compatto: Il tappo è costituito da corneociti più densamente compatti, batteri, funghi e sebo: I canali nel tappo permettono il passaggio del sebo.


Più si sviluppa il comedone e più la ghiandola sebacea si atrofizza. La parte distale più scura del comedone aperto assume una colorazione nera per la presenza di melanina.


Lesioni infiammatorie secondarie:


-papule e pustole: il contenuto del comedone provoca una intensa reazione infiammatoria nel derma.


Questo processo determina la formazione di papule quando l'infiammazione è relativamente profonda e di pustole quando il processo è più superficiale.

-noduli indurati: lesioni profonde come risultato di continui stimoli infiammatori a livello del derma.

-ascessi

- seni drenanti


Lesioni e cicatrici post-infiammatorie:


-comedoni fistolizzati: quando due o più comedoni sono uniti da tessuto cicatriziale.

-cisti

-cicatrici: esiste una notevole varietà; le cicatrici tipiche includono lesioni puntiformi, cicatrici nodulari intorno ad un follicolo che assumono l'aspetto di un grano di miglio, piccoli noduli, grandi cicatrici cheloidee.


Si può suddividere l'acne volgare in tre stadi: acne comedonica, acne papulo-pustulosa ed acne conglobata.


Acne comedonica:

predominanza di comedoni aperti e chiusi e solo raramente lesioni infiammatorie.


Acne papulo-pustolosa:

il processo infiammatorio è preminente per la preminenza di papule e pustole.


Acne conglobata:

oltre alle precedenti lesioni i pazienti presentano ascessi, cavità drenanti, comedoni fistolizzati e cicatrici cheloidee ed atrofiche.



Scopo dello Studio Clinico



1) Valutare la possibilità di trattare le varie tipologie di acne senza ricorrere a farmaci, a tecniche cruente, peeling chimici, laser o dermoabrasione.


2) Verificare la durata nel tempo dei risultati ottenuti con una tecnica non invasiva, mirata grazie a uno strumento realizzato e impostato per questo scopo.


3) Valutare l’efficacia del plasma (gas ionizzati, quarto stato della materia) concentrato per il trattamento delle varie forme di acne.


Uno degli obiettivi della ricerca è quello di realizzare un protocollo standardizzato per ottenere un risultato sicuro e perfettamente ripetibile.


Il protocollo standardizzato prevede: 1) Una corretta anamnesi. - 2) Una valutazione delle esigenze del paziente. - 3) La scelta della condotta da seguire. - 4) La conoscenza degli strumenti della Chirurgia Nano Ablativa. - 5) La corretta ottemperanza alle regole da seguire da parte del paziente.


Materiali e metodi


La ricerca è stata effettuata su soggetti di sesso femminile di età compresa tra i 15 e i 55 anni e soggetti di sesso maschile di età compresa tra 12 e 25 anni.


Tutti afferenti ai miei Ambulatori e alle Cliniche dove svolgo lezioni teoriche e pratiche.


La diagnosi alla visita iniziale è stata formulata valutando l’età di insorgenza dei primi fenomeni cutanei, il tipo di cute, le problematiche ormonali e psichiche, le abitudini alimentari e gli “stressor”


Il trattamento è stato strutturato in tre fasi:


a) Visita + test - b) Prime sedute trattando un solo lato del viso o del corpo fino a completa guarigione. - d) Sedute successive sull’altro lato fino al risultato definitivo.


DISCUSSIONE


Sono state rilevate variazioni significative dei risultati ottenuti in base all'età di insorgenza, al tipo di acne, alle eventuali altre cure effettuate in precedenza, all’abitudine del paziente di spremere la parte, dalle abitudini alimentari, dall’uso di cosmetici e dalla esposizione a situazioni stressanti.


I pazienti che rispondono in modo eclatante sono quelli che non hanno mai spremuto le pustole acneiche o le cisti sottocutanee, che hanno evitato creme di qualsiasi tipo e che non si erano sottoposti ad altri trattamenti



Regole per il Paziente

1) Lavare la parte trattata con acqua e sapone tipo Marsiglia solido mai detergenti liquidi o struccanti.


2) Asciugare tamponando delicatamente senza strofinare, con un fazzoletto di cotone o un asciugamano non goffrato, mai con fazzolettini di carta o con garza sterile.

3) Disinfettare la parte trattata soluzioni disinfettanti a base di benzalconio.


6) Non devono esservi applicati medicamenti o cosmetici. (proibite creme antibiotiche, cortisoniche e lenitive o protettive incluse le omeopatiche).


Proibito l’uso di qualsiasi crema!!!

7) La eventuale crosta non deve assolutamente essere asportata o stuzzicata


8) La parte trattata deve evitare, immediatamente dopo il trattamento, di essere esposta a radiazioni ultraviolette sia all'aperto sia in casa (Sole, Monitor del computer, Lampade al Neon e Fluorescenti, rivelatori di banconote false, Lampade di Wood in discoteca, Sorgenti di luce a LED, Catalizzatori UVB per ricostruzione unghie, Catalizzatori UVB per odontoiatria)

Blefaroplastica non Ablativa (nano ablativa)


Premesse


La Chirurgia non Ablativa è un ossimoro che descrive una tecnica Medico Chirurgica in grado di ottenere risultati molto validi dal punto di vista funzionale e in alcuni casi esteticamente superiori a quelli della Chirurgia tradizionale. 

Il termine Chirurgia  letteralmente significa “operare con le mani” ovviamente mediante strumenti adeguati ed è sempre stata cruenta.

La chirurgia non ablativa invece è volta a semplificare  gli interventi di chirurgia tradizionale, sia in campo dermatologico sia in campo estetico operando in modo incruento senza incidere i tessuti e senza ricorrere a iniezioni di anestetico o a punti di sutura.

La Chirurgia non Ablativa e le apparecchiature idonee a praticarla sono frutto di un lungo studio in continua evoluzione da quando fu concepita per la prima volta.

La Chirurgia non Ablativa è attuabile grazie alla possibilità di eliminare delle nano particelle di tessuto formato dalle cellule morte dello strato corneo che riveste l’epidermide.                                                


Abstract


La Blefaroplastica in Chirurgia non Ablativa: questa metodica con dei piccoli punti di sublimazione è in grado di far accorciare la cute in eccesso senza assottigliarla, con una tecnica indolore e senza sanguinamento.

La blefaroplastica non ablativa, come dice lo stesso nome, non ricorre al bisturi tradizionale, al radio bisturi o al laser per rimuovere la cute in eccesso, evitando così tutti i rischi connessi con l’intervento condotto con la Chirurgia tradizionale.
Questa tecnica di Blefaroplastica è “Dinamica” in quanto permette all’operatore di invitare il paziente ad aprire e chiudere gli occhi durante il trattamento, mostrando così le pliche di cute ancora da trattare.

La Chirurgia non Ablativa orbito palpebrale è utilizzata nell'oftalmoplastica estetica tridimensionale.

"Blefaroplastica non Ablativa Dinamica 3D" è la tecnica utilizzata da anni per correggere le alterazioni di convessità e di concavità in plus o in minus dei tessuti orbitopalpebrali.

Regole, medicazioni e protocolli da seguire per un corretto svolgimento della blefaroplastica non ablativa.



Introduzione


Per comprendere in modo corretto la Blefaroplastica non Ablativa è necessario fare un breve cenno di anatomia e fisiologia delle palpebre.

Le palpebre sono delle strutture cutaneo - membranose che ricoprono gli occhi, li proteggono dalla luce eccessiva, dagli agenti atmosferici e svolgono molte funzioni essenziali .

Sono costituite da due facce, una interna ricoperta da una membrana mucosa che contribuisce alla formazione del sacco congiuntivale e una esterna cutanea.

Sotto la cute palpebrale si trova il muscolo di Muller o "Tarsale Superiore" che permette i movimenti delle palpebre.

Le palpebre sono provviste di ghiandole lacrimali e ciglia che con il loro movimento distribuiscono il liquido lacrimale evitando la disidratazione della cornea.

Esternamente la palpebra è costituita da cute molto sottile al disotto della quale si trova il connettivo sottocutaneo.

Più in profondità troviamo lo strato muscolare con il connettivo sottomuscolare internamente rivestito dallo strato congiuntivale.

Il muscolo elevatore della palpebra ha come antagonista il muscolo orbicolare ed entrambi contribuiscono all'ammiccamento fisiologico che svolge un ruolo essenziale nel mantenere idratate le strutture a contatto con l'atmosfera. 

I tarsi palpebrali sono costituiti da tessuto fibroso molto compatto che fa da sostegno alle pliche palpebrali e arriva fino al bordo palpebrale.

Il tarso palpebrale superiore è adiacente al muscolo tarsale superiore, sulla sua superficie anteriore si connette l'aponeurosi del muscolo elevatore superiore delle palpebre.


Quando alcune di queste strutture tendono a modificarsi per sollecitazioni meccaniche, per dimorfismi presenti alla nascita, per invecchiamento cutaneo e per abitudini posturali, è richiesto un intervento medico o chirurgico per  correggere o ripristinare i rapporti fisiologici di dette strutture.

La blefaroplastica è uno degli interventi più richiesti sia per ragioni estetiche sia per ragioni funzionali.

Per correggere gli inestetismi palpebrali con la chirurgia tradizionale, è necessario praticare un'anestesia locale o, in alcuni casi, l'anestesia totale, mettere punti di sutura, asportare la cute in eccesso, rimuovere i punti e fare medicazioni e controlli.

Sono sempre meno le persone che si rivolgono alla chirurgia tradizionale per gli inestetismi palpebrali sia per i rischi connessi all'intervento sia per gli effetti collaterali indesiderati sia per il post operatorio particolarmente pesante.



Scopo dello Studio Clinico



1) Valutare la possibilità di trattare le alterazioni delle strutture periorbitarie senza ricorrere a tecniche cruente.


2) Verificare la durata nel tempo dei risultati ottenuti con una tecnica non invasiva realizzabile senza intervento tradizionale grazie a uno strumento realizzato a questo scopo.


3) Valutare l’efficacia del plasma (gas ionizzati, quarto stato della materia) concentrato.


La Chirurgia non Ablativa permette di evitare di effettuare anestesia con siringa e ago, di asportare cute, di mettere punti, doverli rimuovere e rischiare effetti collaterali indesiderati.

Uno degli obiettivi della ricerca è quello di realizzare un protocollo standardizzato per ottenere un risultato sicuro e perfettamente ripetibile.


Il protocollo standardizzato prevede:


1) Una corretta anamnesi.


2) Una valutazione delle esigenze del paziente.


3) La scelta della condotta da seguire.


4) La conoscenza degli strumenti della Chirurgia non Ablativa.


5) La corretta ottemperanza alle regole da seguire da parte del paziente.


Durante la prima visita sono stati valutati i seguenti punti:


1) Pliche perioculari

2) Lassità cutanea palpebrale

3) Dermatocalasi palpebrale superiore

4) Ptosi del sopracciglio

5) Riduzione delle volumetrie periorbitarie

6) Erniazione adiposità sottorbitaria

7) Anatomia delle orbite

8) Presenza di patologie delle pliche

9) Simmetria della rima palpebrale

10) Esoftalmo da patologia tiroidea


La Chirurgia non Ablativa, praticata da oltre vent'anni (Fippi 1984), presenta una enorme casistica clinica, pubblicazioni nazionali e internazionali, articoli di stampa e è diventata materia di studio in Master Universitari Nazionali e Internazionali di secondo livello.


L'assenza di effetti indesiderati e l'estrema sicurezza del trattamento effettuato da mani esperte, hanno contribuito al grande successo della Blefaroplastica non Ablativa che, negli ultimi anni è stata scelta come metodica preferendola alla blefaroplastica chirurgica tradizionale.


Con questa tecnica di Chirurgia non Ablativa non si hanno ematomi, "orecchie di cane" (eccessi di cute che residuano lateralmente alla sutura), asimmetrie, sguardi "spiritati" o peggio il tanto temuto lagoftalmo (incompleta chiusura della rima palpebrale).


Con la Blefaroplastica non ablativa, praticata secondo certe linee guida imprescindibili, la cute in eccesso sulla palpebra non viene tagliata e asportata, come nell'intervento tradizionale, ma fatta accorciare riportandola allo spessore originario semplicemente facendo sublimare le cellule morte dello strato corneo superficiale.


Per sublimazione si intende il passaggio diretto dallo stato solido a quello gassoso o aeriforme.


Fatto sublimare lo strato corneo superficiale otterremo risultati altrimenti impossibili con altre tecniche.

I tre diversi manipoli generatori di plasma sono in grado di ottenere, senza toccare la cute, uno “Spot” di micro plasma convogliato adeguato a ogni distretto cutaneo anche se della stessa area anatomica.

Grazie alla disposizione degli piccolissimi spot di sublimazione e a quanto sono distanziati tra otterremo i risultati più idonei alla tipologia di intervento.


Ciascuno di questi spot, sublima i corneociti superficiali senza coinvolgere la lamina basale e senza causare sanguinamento ma, principalmente, senza causare alcun danno necrotico ai tessuti circostanti e sottostanti.


Sono questi microscopici punti che disposti in un certo modo fanno riassumere alla cute palpebrale il corretto spessore riducendone gli esuberi.

L’effetto è immediato, la seduta dura al massimo tre minuti, non c'è sangue in quanto non oltrepassiamo la lamina basale e non si arriva mai al derma dove sono presenti i capillari ematici.

Il risultato ottenuto è visibile immediatamente e si manterrà per anni.
Appena terminata la seduta si apprezza la perfetta plasticità del movimento palpebrale.

Come per tutti gli interventi di Blefaroplastica non ablativa, non si hanno cicatrici o asimmetrie, il colorito rosato della parte trattata, visibile al controllo effettuato 28 giorni dopo, si normalizza nei giorni successivi e non si ha abbassamento del sopracciglio che conferirebbe il classico aspetto triste di alcuni interventi di blefaroplastica tradizionale.

Se la parte da trattare è particolarmente estesa si potrebbe avere un edema che comparirà il giorno dopo e che potrebbe durare circa due giorni.


Per evitare questa evenienza, tutto sommato trascurabile rispetto ai vantaggi, è opportuno effettuare il trattamento in due o più sedute e far applicare una pasta glucidica osmoticamente attiva.

Comunque l’eventuale edema post trattamento, è facilmente gestibile effettuando sedute meno impegnative e può essere ridotto o evitato, applicando subito dopo la seduta una pasta glucidica che si prepara sciogliendo un cucchiaio di zucchero a velo con un cucchiaino di acqua eventualmente aggiungendo tre o quattro gocce di collirio al benzalconio e nafazolina.


Come per tutti gli interventi di chirurgia non ablativa effettuati sulle palpebre o vicino agli occhi, dovremo osservare le seguenti precauzioni:

1) Se non necessario evitare di anestetizzare la parte.


2) Non applicare alcun tipo di medicazione, tranne l'utilizzo di un collirio a base di benzalconio al solo scopo di disinfettare la parte visto che non si ha sanguinamento.


3) Il paziente dovrà lavarsi come sempre, asciugare la parte tamponando con un fazzoletto di cotone, avendo l'accortezza di non strofinare.


4) Applicare alcune gocce di collirio al benzalconio, non nell’occhio ma sulla parte trattata. 


Per effettuare in modo corretto la Blefaroplastica non ablativa è necessario considerare il tipo di tessuto su cui intervenire per scegliere i manipoli idonei al tipo di cute da trattare, applicarvi il puntale appropriato, stabilire le linee di accorciamento e lo spessore che dovremo far assumere al tessuto.


Allo scopo di evitare di cedere energia al sottocutaneo, che gonfiandosi subito ci impedirebbe di armonizzare lo sguardo del paziente, utilizzeremo degli spot con energia bilanciata ottenuti con i manipoli e i puntali idonei al tipo di cute su cui interverremo.


Si ipotizzeranno dei vettori di trazione con caratteristiche diverse (spessore e larghezza dell'area da trattare).

Si tratteranno prima le aree cheratosiche cercando di armonizzare il più possibile lo sguardo rendendo il solco palpebrale superiore parallelo all'orbita superiore a alla rima palpebrale (dove sono presenti le ciglia).


Essendo i tessuti palpebrali molto delicati, per evitare edemi eccessivi, è consigliabile trattare la palpebra in più sedute e comunque dopo aver fatto un test su una piccola area per verificare sia la sensibilità della parte sia la capacità del paziente di eseguire alla lettera quanto consigliato per il post trattamento.


Normalmente si effettuano quattro sedute anche se in molti casi (paziente collaborante e palpebra appena sensibile) può bastare una sola applicazione.

La visita per poter effettuare una corretta Blefaroplastica non ablativa, prevede una attenta anamnesi e una valutazione semeiologica delle aree da trattare.


Si dovranno considerare attentamente le posizioni dei globi oculari per escludere qualsiasi coinvolgimento tiroideo nella genesi dell'inestetismo.


Una protrusione di un globo oculare rispetto al contro laterale ci dovrebbe far sospettare una tiroidite o altra patologia tiroidea.


Un occhio più aperto, molte volte, è dovuto a questo tipo di problematica.


La palpebra dell’occhio meno infossato sembra più distesa e spesso il paziente considera antiestetico l'occhio normale contro laterale che presenta la cute palpebrale meno distesa.


Imprescindibile inviare il paziente allo specialista che nella maggioranza dei casi ci confermerà la diagnosi.


Escluso qualsiasi patologia connessa, si deve chiedere al paziente se ha l'abitudine di stropicciarsi gli occhi, se utilizza dei prodotti struccanti con cui stira la cute palpebrale, se soffre di prurito agli occhi o se presenta eccessiva lacrimazione.


È importante decidere come intervenire per ottenere un risultato perfetto e estremamente naturale, senza mai stravolgere l'armonia dello sguardo del soggetto.


Mediante un "palper" (perno metallico arrotondato alle estremità) dovremo simulare le linee di trazione da esercitare per correggere la lassità cutanea.


Evidenziare le parti dove accorciare la cute aumentandone lo spessore e dove, invece, limitarci ad accorciarla senza incrementarne lo spessore.


Una volta studiato il problema, se è il caso simulando i risultati da raggiungere con il computer mediante programmi di video grafica, inizieremo il trattamento.


Gli spot dovranno essere effettuati considerando le aree dove limitarci ad accorciare i tessuti e le aree dove aumentarne lo spessore armonizzando le linee di forza da applicare.


Ogni palpebra presenta delle zone di diversa conduttanza termica e con diverso spessore dello strato corneo dovuto a sollecitazioni meccaniche o dalla diversa distribuzione dei tessuti epidermici.




Materiali e metodi



La ricerca è stata effettuata su 10 soggetti di sesso femminile di età compresa tra i 25 e i 65 anni e 4 soggetti di sesso maschile di età compresa tra 30 e 75 anni.


Tutti afferenti ai miei Ambulatori e alle Cliniche dove svolgo lezioni teoriche e pratiche.


La diagnosi alla visita iniziale è stata formulata valutando la differenza di apertura tra i due occhi facendo aprire e chiudere le palpebre per evitare falsi positivi.


Sono state valutate: l’anatomia delle orbite, i rapporti tra le pliche palpebrali, la distanza della plica palpebrale tra ciglia e sopracciglia.

È stato valutato lo stato dei tessuti periorbitari compresa la presenza di rugosità e lassità zonali.

Valutato di quanto la pelle rilassata della palpebra superiore si avvicina alle ciglia e se contribuisca a far ridurre la luce pupillare appoggiandovisi sopra.

È stato considerato l'eventuale abbassamento del sopracciglio evidenziabile semeioticamente spingendolo verso l'alto per evidenziare se sia presente la ruga sopraccigliare da eccesso di cute.


È stata presa in considerazione la forma degli occhi, lo spessore della cute palpebrale e la presenza eventuale di borse adipose.

La diagnosi differenziale tra un accumulo di grasso o di liquidi palpebrali si effettua facendo applicare al paziente per due ore sulla parte la pasta osmotica glicidica.


Se la borsa palpebrale si riduce o scompare è dovuta a liquidi e può essere trattata con la

Chirurgia non ablativa in meno di un minuto per palpebra.


Se la borsa palpebrale non si modifica con la pasta glicidica, prima di intervenire, dovremo effettuare la lipo apoptosi per ridurre la spinta adiposa e successivamente ricorrere alla Chirurgia non ablativa.


Questo evita di sottoporre il paziente alla asportazione della borsa adiposa per via trans congiuntivale.


Prima di intervenire è stata effettuata una anamnesi accurata, valutando eventuali patologie con risvolti oftalmici tipo tiroiditi e controllando accuratamente la presenza di nei o patologie cutanee che possano alterare il risultato estetico dell'intervento.


È stato chiesto se siano stati assunti farmaci nei sei giorni precedenti il trattamento.

Ora, per intervenire correttamente con l'energia preimpostata sono stati ipotizzati dei vettori di trazione con caratteristiche diverse (spessore e larghezza dell'area da trattare).

Ho trattato prima le aree cheratosiche cercando di armonizzare il più possibile lo sguardo rendendo il solco palpebrale superiore parallelo all'orbita superiore a alla rima palpebrale (dove sono presenti le ciglia). 

Durante la prima visita ho effettuato un test su una piccola area per verificare sia la sensibilità della parte sia la capacità del paziente di eseguire alla lettera quanto consigliato per il post trattamento.

I pazienti di questa ricerca sono stati trattati al massimo con quattro sedute anche se in molti casi, paziente collaborante e palpebra appena sensibile, è stata sufficiente una sola applicazione.





Il trattamento di Blefaroplastica non Ablativa è stato strutturato in tre fasi:



a) Visita test


b) Prima seduta


d) Controllo o eventuali altre sedute.


Durante la prima vista è stato effettuato il test con la tecnica dei 5 punti solo sulla palpebra più calante o con maggiore quantità di cute.


La prima seduta è stata eseguita effettuando una serie di 30 spot su entrambe le palpebre.


Le eventuali sedute successive sono state eseguite con un numero di spot uguali alla prima seduta nei casi di cute sensibile altrimenti si sono effettuati fino a 100 spot per parte.




DISCUSSIONE



Sono state rilevate variazioni significative dei risultati ottenuti in base all'età di insorgenza della lassità cutanea e alla quantità di tessuto da trattare.


I risultati hanno messo in evidenza che quantità limitate di tessuto da correggere rispondono in una sola seduta e in certi casi la soddisfazione del paziente è già notevole avendo effettato il solo test con 5 punti.


Nel caso di ptosi palpebrale e nei casi di prurigo palpebrale abbiamo osservato una riduzione della durata dei risultati ottenuti nei mesi successivi a causa delle sollecitazioni meccaniche dovute allo strofinio della parte.


In tutti gli altri casi, la maggioranza, i risultati si sono mantenuti per anni senza necessità di ritocchi.


Le differenze di genere non sono state rilevate in quanto il successo della tecnica utilizzata è stata superiore al 90% in entrambe i sessi.


Alcune situazioni comportamentali hanno fatto rilevare che la maggior incidenza di recidive era dovuta all’utilizzo di struccanti e alla applicazione di altri cosmetici per il contorno occhi non idrosolubili.



Regole per il Paziente



1) Lavare la parte trattata con acqua e sapone tipo marsiglia solido mai detergenti liquidi o struccanti.

2) Asciugare tamponando delicatamente senza strofinare, con un fazzoletto di cotone o un asciugamano non goffrato, mai con fazzolettini di carta o con garza sterile.

3) Disinfettare la parte trattata delle palpebre tre volte al giorno con collirio a base di benzalconio e nafazolina applicandolo sulla cute con il polpastrello, non con ilo cotone o garza.

4) Proteggere con fondotinta fluido applicandone uno spessore idoneo (un millimetro) solo sulla parte interessata, evitando di sfumarlo con le dita.

5) Non deve essere coperta con cerotti, per la possibilità di macerazioni, distacco prematuro della crosta con possibili danni da cicatrizzazione errata, sensibilizzazioni, infezioni, non si deve applicare mai crema protettiva, solo il fondotinta di cui sopra.

6) Non devono esservi applicati medicamenti o cosmetici. (proibite creme antibiotiche, cortisoniche e lenitive o protettive incluse le omeopatiche) Proibito l’uso di qualsiasi crema!!!


7) La crosta non deve assolutamente essere asportata; cadrà da sola dopo 7-20 gg altrimenti si rischiano avvallamenti e irregolarità della cute.   

8) La parte trattata deve essere protetta immediatamente dopo il trattamento dalle radiazioni ultraviolette sia all'aperto sia in casa (Sole, Monitor del computer, Lampade al Neon e Fluorescenti, rivelatori di banconote false, Lampade di Wood in discoteca, Sorgenti di luce a LED, Catalizzatori UVB per ricostruzione unghie, Catalizzatori UVB per odontoiatria)

9) Il fondotinta fluido deve essere applicato sia quando è presente il carbone da sublimazione, impropriamente chiamato “crosta” sia in seguito, per evitare la formazione di discromie (macchie scure della pelle o aree di colore diverso da quello della pelle circostante.), utilizzando solo i consigli al punto 4. (Finché la parte presenta un colore rosa, c’è rischio di macchia!)

10) L'uso del fondotinta, mai di protezione solare (evita solo l’eritema, non le macchie), deve essere continuato finché perdura la colorazione rosa che in soggetti predisposti, potrà durare a lungo.

Il fondotinta che dovesse restare sulla parte dopo averla asciugata, non deve mai essere rimosso; potrà essere integrato con un'altra applicazione dello stesso fondotinta fluido.


Conclusioni:


Con la Chirurgia non Ablativa si sono semplificati gli interventi di blefaroplastica senza ricorrere a incisioni o punti di sutura.

I risultati ottenuti si mantengono negli anni a patto che i pazienti evitino di stropicciare o distendere la cute palpebrale.

In molti casi è stata proprio questa la causa della lassità cutanea che ha reso necessario il trattamento correttivo.

Vista la semplicità del trattamento e il post operatorio del tutto trascurabile, la Blefaroplastica non Ablativa è sempre più utilizzata negli ambulatori e negli studi medici al posto dell’intervento tradizionale.

Oltre i casi riportati a scopo didattico – scientifico,  sono molte centinaia i casi trattati e risolti presenti nei nostri archivi.




li interventi condotti con la chirurgia tradizionale; con gli anni la tecnica, grazie all’impegno del suo ideatore, si è evoluta ed ampliata investendo la quasi totalità degli interventi di chirurgia dermatologica e medicina estetica. Sulla spinta emotiva dei medici che praticano questa tecnica è nata la Società Italiana di Medicina e Chirurgia Non Ablativa con Presidente lo stesso ideatore della metodica il dottor Giorgio Fippi. La Chirurgia non ablativa ha come obiettivo quello di evitare di incidere o tagliare la cute, evitare anestesie con ago e siringa, evitare punti di sutura, evitare l'uso di cerotti e ridurre al minimo il disagio del paziente e il rischio professionale del chirurgo. Questa è una nuova branca della Medicina e della Chirurgia Estetica ideata, sviluppata e ogni giorno perfezionata dal prof. Giorgio Fippi e dai Medici e Chirurghi che lo aiutano a ottimizzare ogni tipo di intervento ciascuno adattando la tecnica alla propria branca specialistica. E' stata perfezionata grazie alla evoluzione tecnologica al fine di evitare i rischi e le complicanze connessi agli interventi condotti con le tecniche tradizionali; ma talvolta è praticata con apparecchi obsoleti o, ancor peggio, spacciati per essere idonei alla Chirurgia non Ablativa come laser, folgoratori, radiobisturi e felc. Interventi fino ad oggi impensabili senza ricorrere alla sala operatoria e alla chirurgia (blefaroplastica non ablativa, lifting, asportazione di neoformazioni) sono oggi possibili grazie alla Chirurgia non Ablativa con le tecniche del prof. Fippi e con le apparecchiature da lui ideate e fatte realizzare allo scopo. La Chirurgia non Ablativa Epidermica non coinvolge mai lo strato papillare del derma, mentre con la Chirurgia non Ablativa dermica si modifica il derma senza provocare fibrosi e senza incidere o mettere punti.
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La Chirurgia non Ablativa, è una pratica medico-chirurgica non invasiva, incruenta, affidabile e sicura, di facile attuazione e priva di rischi sia per il paziente sia per gli operatori. Il termine Chirurgia, etimologicamente significa attività manuale da cui si abbina universalmente il significato opera di manualità molto raffinata. Il termine “non Ablativa” è stato aggiunto per distinguerla dalla Chirurgia Tradizionale classicamente cruenta e, anche con i dovuti”distinguo”, invasiva.
Il nome Plexr è Marchio depositato e lo strumento è coperto da brevetto internazionale e certificato a livello Europeo. Quanto sopra esposto è tutelato dalle leggi sul copyright, dalle leggi sui diritti d'autore e dalle disposizioni dei trattati internazionali. (usa queste parole chiave per documentarti). 
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